sabato 31 dicembre 2011

Faraona con aceto e rosmarino



Recipe in English

L’altro giorno ho provato la ricetta di un’amica, Sara di Cook and the City: mi é piaciuta! Ho trovato una maniera nuova di cucinare la faraona, un volatile dal gusto vagamente selvatico e dalle carni che generalmente tendono ad asciugare troppo, attraverso una ricetta facile che con un pugno di ingredienti riesce a sintetizzare il buon gusto... l’unica difficoltà che ho incontrato è stata quella di riscrivere una ricetta già scritta bene con parole mie :)


Ingredienti

una faraona a pezzi di circa un kg
aglio tre - quattro spicchi
peperoncino
due rametti di rosmarino
un bicchiere di vino bianco
aceto 120 ml
olio extravergine di oliva
sale e pepe

Soffriggere metà aglio assieme al peperoncino e a parte del rosmarino.
Aggiungere la faraona con la pelle, salare e pepare, rosolare e sfumare con il vino.
Evaporato il vino, coprire e proseguire la cottura per circa cinquanta minuti, girando la carne di tanto in tanto.
In un mortaio pestare il resto dell’aglio e del rosmarino. Combinare la poltiglia ottenuta con l’aceto e versare la mistura sulla faraona negli ultimi minuti di cottura.


Guinea fowl with vinegar and rosemary

guinea fowl in pieces a pound
garlic three - four cloves
chili
two branches of rosemary
withe wine a glass
vinegar 120 ml
extra virgin olive oil
salt and pepper

Sauté two garlic cloves with a little chili and the half part of rosemary.
Add the Guinea fowl with skin, season with salt and pepper, brown, add wine and let evaporate.
Cover and continue to cook for about fifty minutes, turning meat on each side.
In a mortar, crush the remaining garlic and rosemary.
Combine the mixture with vinegar and pour on the Guinea fowl when almost cooked.

lunedì 19 dicembre 2011

Crema di piselli



Recipe in English

Ingredienti

piselli secchi spezzati 500 gr
una cipolla
un gambo di sedano
una carota
olio extravergine di oliva
sale e pepe

Idratare per qualche ora i piselli, quindi metterli in una pentola con abbondante acqua fredda (circa due litri e mezzo) a cuocere su fuoco basso.
Proseguire la cottura finché i piselli risulteranno morbidi.
Aggiungere il sale.
Tritare cipolla, sedano e carota e rosolare in olio.
Unire le verdure ai legumi e terminare la cottura. Il tutto dovrà avere una consistenza abbastanza liquida, poiché raffreddando i piselli tenderanno ad addensarsi in una crema.
Frullare e servire con pepe e fette di pane tostato caldo.

Split peas soup

split pea 500 gr
an onion
a celery stalk
a carrot
extra virgin olive oil
salt and pepper

Soak peas for a few hours, put them in a pan with cold water (about two liters and half) and cook on a low flame until they will become soft.
Add salt.
Chop onion, celery and carrot and sauté them in oil.
Combine veggies and peas and finish to cook obtaining a slightly liquid soup, that will tend to thick.
Blend the soup until creamy and serve with pepper and toasted bread slices.

lunedì 5 dicembre 2011

Crespelle di ceci con zucca e radicchio


Recipe in English


Ingredienti per quattro persone

zucca mondata 600 gr
radicchio pulito 100 gr
ricotta 150 gr
una piccola cipolla
una foglia d’alloro
brodo vegetale
parmigiano reggiano
semi di zucca
sale
pepe

farina di grano 100 gr
farina di ceci 100 gr
due uova
olio extravergine di oliva
acqua 340 gr

Tritare la cipolla e tagliare a pezzi la zucca. Soffriggere zucca e cipolla in un tegame con l’olio e la foglia d’alloro. Aggiungere il radicchio tagliato in piccoli pezzi, due mestoli di brodo e proseguire la cottura finché le verdure saranno morbide e ben cotte.
Amalgamare la ricotta alle verdure, aggiungere sale, pepe e due cucchiai di parmigiano.

Preparare le crespelle.
Miscelare le due farine e impastarle gradualmente con l’acqua, un pizzico di sale, le uova sbattute e quattro cucchiai d’olio, fino ad ottenere una pastella senza grumi.

In una piccola padella unta e già calda posta sul fornello versare poca pastella per volta e ottenere circa sedici crespelle di circa cm 13 di diametro.
Spalmare le crespelle con la farcia di zucca e radicchio, arrotolarle e disporle una accanto all’altra. Prima di servire, scaldare in forno e decorare con semi di zucca tostati, oppure coprire con besciamella e gratinare.


Chickpea crêpes with pumpkin and radicchio

Ingredients

pumpkin, cleaned 600 gr
radicchio, cleaned 100 gr
ricotta 150 gr
a small onion
a bay leaf
vegetable stock
parmigiano
pumpkin seeds
salt
pepper

wheat flour 100 gr
chickpea flour 100 gr
two eggs
extra virgin olive oil
water 340 gr

Chop the onion and cut in pieces the pumpkin. Sauté squash and onion in a saucepan with olive oil and the bay leaf. Add the radicchio cut into small pieces, two ladles of broth and continue cooking until vegetables will be soft and well cooked.
Combine ricotta with vegetables, salt, pepper and two tablespoon of parmigiano.

Prepare the crêpes.
Combine the two flours and mix gradually with the water, a pinch of salt, beaten eggs and four tablespoons of olive oil, until you get a batter with no lumps.
On the stove, in a small skillet already greased and hot, pour the batter little by little, obtaining about sixteen crêpes of thirteen cm in diameter.

Spread the crêpes with the pumpkin stuffing, roll up and place them side by side. Before serving, heat in oven and garnish with toasted pumpkin seeds or cover with béchamel and cook au gratin.

Serves four

giovedì 17 novembre 2011

Gnocchi di castagne con ragù di funghi


Recipe in English


Il ragù di funghi

Ingredienti

una cipolla, una carota e un gambo di sedano, non troppo grandi
mezzo chilo di funghi misti (anche congelati) es. chiodini, porcini, shitake, ecc
olio extravergine di oliva
sale

Tritare sul tagliere di legno la cipolla, la carota e il sedano.
Tagliare i funghi a cubetti molto piccoli. Se si utilizzano funghi congelati attendere che si ammorbidiscano solo un po’ e tagliarli.
Appassire gli odori nell’olio, aggiungere i funghi e il sale.
Cuocere a fuoco medio mescolando di tanto in tanto e, dopo aver lasciato evaporare tutta l’acqua, rosolare brevemente i funghi.



Gli gnocchi di castagne

Ingredienti per quattro persone

patate 500 gr
farina di castagne 150 gr
farina di grano 50 gr
un pizzico di sale
parmigiano

Mescolare la farina di grano con la farina di castagne, eliminando eventuali grumi con una forchetta o un setaccio.
Lessare le patate in acqua bollente salata per circa venti minuti.
Spellare e schiacciare le patate.
Unire le patate ancora calde al mix di farine e al pizzico di sale. Lavorare l’impasto e ricavare gli gnocchi.
Bollire in acqua salata fin quando gli gnocchi affiorano alla superficie.
Scolare e condire col ragù di funghi.
Completare con parmigiano grattugiato.


Nota: se si desiderassero degli gnocchi più sodi, basterà aggiungere più farina di grano.


Chestnut gnocchi with mushroom ragù


Mushroom ragù

an onion, a carrot and a stalk of celery, not too large
500 gr of mixed mushrooms (also frozen), es: honey mushrooms, porcini, shitake, etc.
extra virgin olive oil
salt


Chop the onion, carrot and celery.
Cut the mushrooms into very small cubes. If you use frozen mushrooms let soften just a little and cut them.
Sauté the veggies in oil, add mushrooms and salt.
Cook over medium heat, stirring occasionally, let all the water evaporate and briefly sauté the mushrooms.


Chestnut gnocchi

Ingredients

potatoes 500 gr
chestnut flour 150 gr
wheat flour 50 gr
a pinch of salt
parmigiano for seasoning


Mix wheat flour with chestnut flour, removing any lumps with a fork or a sieve.
Boil the potatoes in salted boiling water for about twenty minutes.
Peel and mash the potatoes.
Combine the still hot potatoes with the mix of flours and salt. Knead the dough and make the gnocchi.
Boil in salted water until gnocchi will rise to the surface.
Drain and serve with the mushroom ragù.
Complete with parmigiano.

Note: If you like, you can make firmer gnocchi by using more wheat flour.

serves four

sabato 5 novembre 2011

Crostatine al cioccolato


Recipe in English


La pâte sucrée di Pierre Hermé... l'ho voluta provare anch'io!


Ingredienti per circa 12 crostatine di cm 8 di diametro

burro 150 gr
zucchero a velo 95 gr
farina 00 250 gr
farina di mandorle 30 gr
un uovo
una bacca di vaniglia
un pizzico di sale

cioccolato al latte 300 gr
panna 150 gr

Raccogliere i semi dalla bacca di vaniglia e mescolarli al burro appena ammorbidito con un cucchiaio di legno.
Aggiungere lo zucchero a velo setacciato, la farina di mandorle, il sale, l’uovo e amalgamare.
Aggiungere quindi la farina setacciata, lavorando l’impasto il meno possibile.
Avvolgere l’impasto nella pellicola e lasciare riposare in frigo alcune ore, anche tutta la notte.
Prelevare una piccola quantità di impasto per volta e stenderlo con un mattarello fra due fogli di carta da forno.
Foderare gli stampi o gli anelli da pasticceria e rimetterli in frigo per venti minuti. Bucherellare la base di ogni crostatina con i rebbi di una forchetta, rivestire con un cerchietto di carta forno ricoperto di chicchi di riso e cuocere in forno per venti minuti a 170 gradi.
Portare la panna quasi a bollore e sciogliervi la cioccolata spezzettata. Amalgamare e versare la crema ottenuta nei gusci vuoti.

Chocolate tarts


Ingredients for about 12 tarts, cm 8 in diameter

butter 150 gr
confectioners sugar 95 gr
flour 00 250 gr
almond flour 30 gr
an egg
vanilla bean
pinch of salt

milk chocolate 300 gr
cream 150 gr

Collect the seeds from vanilla bean and mix them with the softened butter using a wooden spoon.
Add the sifted sugar, almond flour, salt, egg and mix together.
Add the sifted flour, working the dough as little as possible.
Wrap the dough in plastic wrap and let stand in refrigerator several hours, even all night.
Take a small amount of dough a time and roll out with a rolling pin between two sheets of baking paper.
Line molds or pastry rings and put them in fridge for twenty minutes.
Prick the base of every tart with a fork, line with baking paper covered with grains of rice and bake for twenty minutes at 170 degrees.
Put the cream in a little pot over low fire. Chop the chocolate and melt in the cream nearly boiling.
Pour the chocolate cream into the empty shells.

sabato 22 ottobre 2011

Salsa ai peperoni


Recipe in English

Ingredienti

un peperone
un gambo di sedano
una carota
un ciuffo di prezzemolo
conserva di pomodoro
olio extravergine di oliva
sale

Mondare e tagliare le verdure a cubetti piccolissimi.
Mettere le verdure a cuocere in un tegame antiaderente con poco olio, salare e in seguito aggiungere un po’ d’acqua. Proseguire la cottura col coperchio, a fuoco basso.
Aggiungere anche la conserva di pomodoro, non troppa, altra acqua e il prezzemolo tritato. Mescolare di tanto in tanto.
Quando l’acqua sarà evaporata e le verdure morbide, dopo una lunga cottura, completare con olio crudo.
Servire con carni bollite, arrosti, salsicce.
Adatto anche come condimento per pietanze vegetariane.

Pepper salsa

a pepper
a celery stalk
a carrot
parsley
tomato sauce
extra virgin olive oil
salt

Clean and cut veggies in very small cubes.
Put them in a saucepan and sauté with little oil.
Add salt and little water.
Cook on a low flame, covered.
Add tomato sauce - not too much - more water and chopped parsley.
Continue to cook for a long time, stirring occasionally.
When the water will be evaporated and veggies soft, complete with extra virgin olive oil.
Serve with boiled meat, roasts or sausages.
Suitable also for vegetarian dishes.

sabato 8 ottobre 2011

Insalata di riso selvatico, gamberi, avocado e lime


Recipe in English


Ingredienti per due persone

mix di riso ribe integrale, riso rosso e riso selvatico 200 gr
gamberi 400 gr
un avocado
due lime
due spicchi d’aglio
un ciuffo di prezzemolo
peperoncino piccante
sale

Portare a bollore una pentola di acqua salata.
Nel frattempo mettere a bagno il riso, eliminando eventuali impurità.
Scolare e mettere a cuocere per circa quaranta minuti.
Cucinare i gamberi in un tegame con gli spicchi d’aglio, il peperoncino, qualche grano di sale grosso e verso fine cottura con il prezzemolo tritato e il succo di un lime spremuto e filtrato.
Sgusciare i gamberi eliminando anche l’aglio, sbucciare l’avocado, tagliarlo a dadini e irrorarlo con altro lime.
Unire il riso scolato, i gamberi e l’avocado. Completare con un’ultima spruzzata di lime.




Wild rice salad with prawns, avocado and lime

Ingredients

mix of brown rice, red rice and wild rice 200 gr
prawns 400 gr
an avocado
two limes
two cloves of garlic
parsley
chili
salt

Bring to boil a pan with salted water.
Meanwhile soak rice, discarding any impurity.
Drain and cook the rice for about forty minutes.
Cook prawns in a saucepan with garlic, chili, salt and at last parsley and the juice of a lime, filtred.
Shell prawns discarding garlic, peel avocado, cube and sprinkle them with lime.
Combine drained rice, prawns and avocado. Complete with a sprinkle of lime.

Serves two

sabato 24 settembre 2011

Zucchini ripieni


Recipe in English

Piatti come questo non possono vantare l’eleganza formale di certe creazioni dello chef, né l’appeal concettuale della cosiddetta cucina molecolare...certo è però che nelle sere d’estate, quando cammino per le vie della città che c’è ancora luce e dalle finestre aperte arrivano le voci confuse delle televisioni accese assieme al garrire delle rondini e agli inconfondibili profumi di certi intingoli da far resuscitare i morti, allora ringrazio gli dei di avermi fatto capace di apprezzare le cose semplici della cucina, che regalano attimi di felicità con appena un pezzo di pane morbido nella mano.

Ingredienti

sei zucchini medi
carne macinata di manzo 200 gr
mollica di pane raffermo 50 gr
un uovo
uno spicchio d’aglio
prezzemolo
parmigiano grattugiato
latte
conserva di pomodoro
olio extravergine di oliva
sale e pepe

Lavare, spuntare e tagliare a metà gli zucchini.
Scavarli con delicatezza con un coltellino o l’apposito utensile.
Frullare la mollica assieme all’aglio e al prezzemolo.
Se necessario, bagnare il pane con un goccio di latte.
Unire il pane, l’aglio, il prezzemolo, la carne, l’uovo, il formaggio, il sale e il pepe e, lavorando l’impasto con le mani, amalgamare bene gli ingredienti.
Riempire gli zucchini con la miscela ottenuta e metterli a cuocere in un tegame con olio e sale, coperti e su fuoco medio, ricordandosi di girarli di tanto in tanto.
Quando saranno morbidi togliere il coperchio, abbassare il fuoco, aggiungere la conserva di pomodoro e, se necessario, un po’ d’acqua e ancora un po’ di sale.

Stuffed zucchini

Ingredients

six medium zucchini
ground beef 200 gr
stale breadcrumb 50 gr
an egg
a clove of garlic
parsley
grated parmigiano reggiano
milk
tomato sauce
extra virgin olive oil
salt and pepper


Wash, cut the ends and halve zucchini. Hollow out gently the insides with a knife or a corer.
Mince parsley and garlic with breadcrumb in a food processor.
If necessary, soak bread with little milk.
Combine bread, garlic, parsley, meat, egg, cheese, salt and pepper, mixing well with your hands.
Fill zucchini with meat stuffing and put them in a saucepan with oil, covered and on a medium flame, turning them on each side.
When zucchini become soft remove lid, reduce the flame, add tomato sauce and, if necessary, some water and salt.

martedì 20 settembre 2011

Pipi mulanciane e patate


Recipe in English

Peperoni, melanzane e patate: ma che cos’è questa, una ricetta o la lista della spesa?! E poi, insinuerà qualcuno, alla fine si tratterà di una specie di caponata, o della solita ratatuille... e invece no, ecco un’altra specialità calabrese che comincia come una storia umile per poi sorprendere i palati più esigenti.

Ingredienti

peperoni
melanzane
patate
olio di semi di girasole
sale

Affettare le verdure e friggerle in olio, aggiungendo anche il sale.
Nota: tradizionalmente, per cucinare questa pietanza, veniva usato l’olio di oliva.


Peppers, eggplant and potatoes

Ingredients

peppers
eggplant
potatoes
sunflowers seeds oil
salt

Slice veggies and fry them in sunflowers seeds oil, adding salt.
Note: traditionally, was used extra virgin olive oil.

lunedì 12 settembre 2011

Pasta e minestra


Recipe in English

Minestra è nome dialettale calabrese per indicare un tipo di fagiolino piatto, o taccola.

Ingredienti per quattro persone

pasta tipo ditali 150 gr
fagiolini piatti 500 gr
due patate medie
uno spicchio d'aglio
tre - quattro pomodorini
un peperoncino
olio extravergine di oliva

Spuntare e tagliare a pezzi le taccole.
Sbucciare e tagliare a cubetti le patate.
Lessare le verdure per una decina di minuti in acqua bollente salata, quindi aggiungere anche la pasta.
Nel frattempo affettare e soffriggere aglio e peperoncino in un tegamino, e aggiungere anche i pomodorini tagliati.
Completare la minestra con il soffritto.

Pasta with snow peas

Ingredients

pasta type ditali 150 gr
snow peas 500 gr
two medium potatoes
a clove of garlic
three - four cherry tomatoes
a chili
extra virgin olive oil

Cut the ends and halve snow peas. Peel and cut potatoes into cubes.
Boil veggies for about ten minutes in salted water, then add pasta.
Apart, slice and sauté garlic and chili, afterwards add the halved tomatoes and at last combine with pasta and veggies.

Serves four

mercoledì 31 agosto 2011

Conserva di pomodoro


Recipe in English

Ingredienti

pomodori San Marzano


Occorreranno

una grande bacinella riempita e posta sotto l'acqua corrente per lavare bene i pomodori
un grosso pentolone
una macchina spremipomodoro separatrice di bucce e semi dalla polpa
una pentola o altro recipiente per raccogliere la salsa
un contenitore per le bucce e i semi
una grande bacinella coperta da una tovaglia bianca
una cesta
vasi e coperchi sterili
un grande pentolone per sterilizzare i vasi di conserva
se si lavora all'aperto (consigliato) e su grandi quantità, bombola e fornelli



Procedimento

Scegliere pomodori maturi, perfetti. Lavarli bene sotto l'acqua corrente.
Tagliarli a metà e spostarli nel pentolone, stringendoli un po' fra le mani per fare uscire parte del succo.
Portare a bollore i pomodori su fuoco medio, mescolando di tanto in tanto e facendo attenzione a non bruciarli alla base del calderone.
Dopo averli fatti bollire per circa un quarto d'ora togliere i pomodori dal fuoco e farli passare attraverso la macchina spremipomodoro, raccogliendo il succo in un recipiente e le bucce in un altro.
Ripassare le bucce ancora una volta attraverso la macchina.
Posizionare una tovaglia pulita sulla cesta e la cesta in una bacinella grande e abbastanza alta. Versarvi il succo di pomodoro e con l'aiuto di un mestolo separare parte dell'acqua dalla polpa: dentro la bacinella si depositerà l'acqua di scarto, nel telo si addenserà la conserva. Sarà quindi possibile ottenere una conserva più o meno concentrata, a seconda dei gusti o della destinazione d'uso.
Riempire i vasi con la conserva, tappare bene e mettere a bollire per un'ora e mezzo coperti d'acqua per sterilizzare.



Homemade tomato sauce

Ingredients

San Marzano tomatoes


You will need

a large bowl to wash tomatoes under running water
a large pot
food mill
a pot or a bowl for the juice
a bowl for seeds and peels
a large bowl covered by white tablecloth
a basket
clean jars and caps
a large pot to sterilise jars
gas bottle & stowe if you work in open air


Method

Choose ripe, perfect tomatoes. Wash them well under the running water.
Halve tomatoes and place them in a large pot, squeezing them by hands.
Bring to boil tomatoes stirring occasionally.
After about fifteen minutes put tomatoes in a food mill to separate juice by seeds and peels.
Put a tablecloth on a basket and the basket on a large bowl and pour in tomato juice, to separate water by pulp: the water will fall into the bowl and the pulp will thicken on the tablecloth. You'll have a less or more concentrated sauce in the way you like best.
Fill jars with tomato sauce, seal and put in a pot to sterilize, covered by boiling water for half an hour.

mercoledì 17 agosto 2011

Ricciola all'acqua pazza


Recipe in English

Ingredienti per una persona

una ricciola
uno spicchio d'aglio
mezzo peperoncino
un pomodoro maturo
un ciuffo di prezzemolo
olio extra vergine di oliva
sale

Pulire il pesce e salarlo leggermente all'interno.
Affettare l'aglio e il peperoncino. Tagliare a pezzi piccoli il pomodoro, eliminando i semi. Tritare grossolanamente il prezzemolo.

In un tegame basso o una padella soffriggere l'aglio e il peperoncino in olio, aggiungere quindi il pomodoro, il sale e poco dopo il prezzemolo, come per preparare un normale sugo.

Adagiare la ricciola nel tegame e dopo qualche minuto aggiungere mezzo bicchiere d'acqua. Lasciare cuocere il pesce brevemente, dai dieci ai venti minuti, girandolo su entrambi i lati. Se necessario aggiungere altra acqua.


Amberjack in crazy water


an amberjack
a clove of garlic
half a chili
a red tomato type San Marzano
parsley
extra virgin olive oil
salt

Clean the fish and salt lightly inside.
Slice garlic and chili. Chop tomato, discarding the seeds.
Coarsely chop parsley.

In a saucepan or in a skillet sauté garlic and chili in oil, add tomato, salt and after add the parsley, like in a common tomato sauce.

Put amberjack in the saucepan and after a few minutes add half a glass of water. Let cook briefly, about ten - twenty minutes, turning the fish on each side. If necessary add more water.

Serves one

domenica 7 agosto 2011

Pomodori secchi


Recipe in English

pomodori San Marzano
sale
olio extravergine di oliva
aglio
origano
peperoncino fresco

I pomodori si seccano nel periodo più caldo dell'anno, quando il sole è forte e il cielo è sgombro da nuvole. Scegliere pomodori perfetti e maturi. Tagliarli a metà nel senso della lunghezza, salarli e metterli ad asciugare al sole, sin dal mattino, su piatti di vimini o apposite griglie. A sera coprire i pomodori con un panno pulito e ritirarli in casa.
Il giorno dopo scoprire i pomodori e rimetterli al sole, finchè saranno ben secchi (occorreranno circa quattro giorni).

In vasi puliti di vetro alternare pomodori, fettine di aglio, di peperoncino e rametti di origano, cercando di pressare bene il tutto con le mani.
Coprire con olio extravergine di oliva.



Sun dried tomatoes Calabria style

tomatoes San Marzano
salt
extra virgin olive oil
garlic
oregano
fresh chili

Tomatoes must be dried in the hottest days of summer, when the sun is powerful and the sky without clouds. Choose perfect and ripe tomatoes, cut them in halves lengthwise and salt them. Put tomatoes in a wicker plate or on a grid to dry at sun since the morning. At evening cover tomatoes with a clean cloth and store in a covered place. The day after, put again tomatoes in a sunny place, until tomatoes become dry (you will need about four days).

In clean glass jars alternate tomatoes with slices of garlic, chili and oregano sprigs, pressing well with your hands. Cover with extra virgin olive oil.

venerdì 29 luglio 2011

Granita di limone


Recipe in English


Ingredienti
acqua 250 ml
succo di limone 250 ml
zucchero 250 gr

Unire acqua e zucchero e far bollire in un tegame.
Lasciare raffreddare lo sciroppo ottenuto.
Combinare con il succo filtrato dei limoni e congelare.
Rompere di tanto in tanto il ghiaccio che si va formando, impedendo al liquido di diventare un blocco compatto.
Oppure
Congelare il liquido. Al momento di servire, lasciare ammorbidire a temperatura ambiente e raschiare la granita con un cucchiaio o una forchetta. I puristi storceranno il naso, però secondo me è buona lo stesso.
La granita può anche essere preparata nella gelatiera.

Granita di limone

Ingredients
water 250 ml
lemon juice 250 ml
sugar 250 gr

Combine water and sugar and bring to boil.
Let it cool.
Combine this syrup with filtered lemon juice and freeze.
Mix the granita occasionally to avoid solidifying.
Or
Freeze the liquid. To serve, let soften few time and using a tablespoon (or a fork), scrape granita.
Granita can be prepared also using a ice cream maker.

martedì 19 luglio 2011

Fusilli con zucchini, parmigiano e pepe bianco


Recipe in English

Ingredienti per due persone

pasta corta tipo fusilli 160 gr
zucchini 700 gr
aglio tre spicchi
olio extra vergine di oliva
parmigiano reggiano

Lavare e eliminare dagli zucchini le punte e la parte centale, ricca di semi.
Tagliare a pezzetti gli zucchini, affettare l'aglio.
Rosolare aglio e zucchini in un tegame con olio e sale, mescolando di tanto in tanto.
Cuocere i fusilli in una pentola con abbondante acqua bollente salata.
Scolare al dente e unire al condimento di zucchini.
Completare con abbondante pepe bianco e parmigiano.

Fusilli with zucchini, parmigiano and white pepper

Ingredients

fusilli 160 gr
zucchini 700 gr
three cloves of garlic
extra virgin olive oil
parmigiano reggiano

Wash zucchini and discard the central part, full of seeds.
Chop the zucchini, slice the garlic.
Sauté zucchini and garlic in a saucepan with extra virgin olive oil and salt, stirring occasionally.
Cook fusilli "al dente" in a pan with salted boiling water.
Combine fusilli with zucchini and complete with white pepper and parmigiano.

Serves two

domenica 10 luglio 2011

Alici gratinate


Recipe in English

Prendo un aereo da Bologna per la Calabria e mi sembra di arrivare in un mondo lontanissimo nello spazio, e talvolta nel tempo. Tutto è diverso qui: la luce, gli odori per le strade, i cibi, persino le modalità di approvigionamento degli alimenti. Prendiamo ad esempio il pesce. In città lo andrei a comprare in pescheria, in quella modernissima del grande supermercato o in quella più caratteristica del mercatino rionale...qui c'è "la nera". Una donna dal volto unico che con il suo carrettino a braccia sembra uscita da un qualche film neorealista e che per strada apostrofa i passanti per vendere quello che i suoi figli hanno pescato con la barca nella notte. Così certi giorni è possibile trovare una grande varietà di pesce, gamberoni, seppie, e altri soltanto una cassettina di alici, di fianco a un secchio pieno di teste, acqua sanguinolenta e interiora, gli scarti della pulitura effettuata per le matrone più schizzinose e incompetenti. Ecco una ricetta che esalta questi ottimi pesci, semplice, leggera e saporita, se non si ha paura di accendere il forno in piena estate.

Ingredienti per quattro persone

alici 1 kg
mollica di pane
prezzemolo
aglio
sale
pepe
olio extravergine di oliva
Pulire i pesci togliendo la testa, le interiora e la lisca: si otterranno due filetti simmetrici.
Sistemare i pesci su una teglia e condirli con un trito di pane, aglio e prezzemolo, pepe e sale. Irrorare con un filo d'olio e mettere a cuocere in forno a calore moderato per circa quindici minuti o fin quando le alici saranno cotte ma non troppo asciutte.

Anchovies gratin

fresh anchovies 1 kg
breadcrumb
parsley
garlic
salt
pepper
extra virgin olive oil
Clean anchovies removing the heads, entrails and bones, obtaining two fillets.
Place anchovies in a baking tin, season with a mixture of finely chopped breadcrumb, parsley and garlic, salt and pepper. Sprinkle with olive oil and place in oven at medium heat for about fifteen minutes or until anchovies are cooked but not too dry.
Serves four

giovedì 30 giugno 2011

Fagioli neri e salsiccia calabrese con peperoni secchi


Salsiccia e fagioli… nell'immaginario collettivo italiano potrebbe essere il piatto per eccellenza dell'epopea western. Non scommetterei però sulla correttezza filologica della ricetta, ma che importa? Questo tegame è riuscito una meraviglia, nella sua combinazione di atmosfera western e sapori calabresi: la pietanza ideale per introdurre il saggio sui simboli alimentari nel cinema western.



Il prodotto tipico cinematografico. Simboli alimentari nel cinema western hollywoodiano degli anni quaranta, cinquanta e sessanta di Iliana Appi

Il cinema western è il racconto di una tradizione che non esiste e allo stesso tempo è il genere cinematografico più schiettamente americano: attraverso le avventure dei coloni e dei cow boys, i mandriani  del nuovo mondo, arriva a costruire un’epica delle popolazioni europee immigrate, a costituire una giustificazione morale dello sterminio delle popolazioni indigene, a mettere le basi dell’ideologia espansionista degli Stati Uniti attraverso il mito della frontiera. Lo studio del gesto alimentare all’interno del genere può essere punto di vista privilegiato per la comprensione dell’essenza stessa del filone attraverso la sua presenza e la sua assenza. Il concetto stesso di frontiera si può applicare all’ambito alimentare quando diviene luogo della separazione o di superamento di quella separazione. La definitiva impermeabilità culturale fra i bianchi e gli indiani ad esempio è testimoniata dalla  quasi totale assenza di rappresentazioni alimentari del mondo indigeno americano, mentre il parziale assorbimento ideologico della etnia messicana trova conferma nel linguaggio cinematografico, che sovente indugia nella rappresentazione visiva dei cibi del nuovo mondo e delle tecniche  gastronomiche tipiche di quelle genti, o immaginate tali. Così è subito possibile tracciare due direttrici principali di funzione del simbolo alimentare, una antropologica e l’altra sociologica, ovvero una che fa riferimento all’altro, al diverso, al meticcio, e una che diviene spiegazione e celebrazione dell’identità Yankees. Se da una parte la rappresentazione esplicita dell’allevamento di bovini da parte dei cow boys diviene segno distintivo della conquista del west come nei film L’uomo di Laramie (The Man from Laramie, A. Mann, 1955),  Il grande paese (The Big Country, W. Wyler, 1958), mentre gli indiani sono identificati nel consumo di carne di bisonte, come ne I cavalieri del Nord Ovest (She Wore a Yellow Ribbon, J. Ford, 1949) e in Il grande sentiero ( Cheyenne Autumn, J. Ford, 1964), l’indizio indiretto più evidente, l’archetipo alimentare che diviene sottotesto a tutta la produzione del filone è quello della caccia. L’insistenza da parte di autori diversi nell’inserire come elemento decorativo nelle scenografie di interni teste di cervo esposte come trofei, come in Sfida all’O.K Corral (Gunfight at the O.K. Corral, J. Sturges, 1957), Il massacro di Fort Apache (Fort Apache, J. Ford, 1948), Gli amanti della città sepolta (Colorado Territory, R. Walsh, 1949), L’uomo di Laramie, Un dollaro d’onore (Rio Bravo, H. Hawks, 1959), L’uomo che uccise Liberty Valance (The Man Who Shot Liberty Valance, J. Ford, 1962), El Dorado (H. Hawks, 1967), testimonia la percezione sociale dell’importanza che ebbe la pratica venatoria nella società americana di quel tempo. È interessante notare come questo elemento rimanga, in tutti questi film, solo descrittivo, al livello del décor, come se gli autori non sentissero la necessità di inserirlo come elemento narrativo, forse per non oltrepassare quella frontiera culturale che separa europei immigrati da indiani, cacciatori anch’essi, che devono restare sempre in opposizione e non avere quindi nessuna cosa in comune. L’esibizione del trofeo, simbolo della caccia,  introduce una terza possibile direttrice di indagine, quella psicologica, che collega in maniera sottile l’alimentazione alla morte, in un genere che in maniera originale celebra il rituale di uccisione attraverso la glorificazione dei pistoleri. Del resto, come il feticcio appare con costanza nell’arredamento d’interni, simboli dei ranch sono le corna, meglio se grandi, e a volte  un cranio intero di animale, come quello che indica la direzione per il rancho del Sol in Colorado Territory. Sempre a livello scenografico appare evidente la fondamentale distinzione dei generi maschile e femminile attraverso l’arredamento degli interni. Le case abitate da personaggi femminili sono spesso connotate dalla cura con cui sono raffigurate le sale da pranzo, dove le credenze esibiscono servizi da tavola di porcellana, generalmente a fondo bianco con decori in rosso o in blu, come nella casa della signora O’Rourke ne Il massacro di Fort Apache, o in quella della signorina Waggonman ne L’uomo di Laramie, o in quella di Judie in Il grande paese, o come quando in maniera più esplicita viene bevuto o mangiato qualcosa. Se il gesto alimentare è risolto in ambito maschile, come accade ad esempio nei film di ambientazione militare o di quelli che dipanano le proprie vicende en plein air, le stoviglie saranno di metallo, mentre quando è l’elemento femminile in diretta relazione col cibo, e alla casa, sarà più probabile vedere piatti di porcellana e bicchieri di vetro o cristallo. Questi ultimi poi appaiono in circostanze particolari di lusso o cultura superiore, come nella cena di Vienna all’inizio di Johnny Guitar (N. Ray, 1954), o nel decadente banchetto del generale Mapache in Il mucchio selvaggio (The Wild Bunch, S. Peckinpah, 1969), o nel brindisi fra Doc Holliday e Wyatt Earp in Sfida Infernale (My Darling Clementine, J. Ford, 1946). Se il genere western dedica una certa attenzione alla raffigurazione delle tavole apparecchiate non si può dire lo stesso delle cucine, spesso relegate nel fuori campo o parzialmente intraviste attraverso la profondità focale, come nel film Sentieri Selvaggi (The Searchers, J. Ford, 1956), o ancora descritte con un’approssimazione da fondale dipinto, come in Un dollaro d’onore.
Anche gli alimenti diventano connotativi dei generi sessuali; nella maggior parte dei film presi in esame per questo studio spesso le vicende si aprono con i personaggi che bevono qualcosa. Se i personaggi ad entrare in scena sono uomini, allora verrà bevuto un alcolico, generalmente whisky o birra. Al contrario, se i personaggi ad entrare in campo sono due donne o un uomo e una donna, la bevanda bevuta sarà il tè, come in Ombre Rosse (Stagecoach, J. Ford, 1939), Il massacro di Fort Apache, L’uomo di Laramie. Il caffè si qualifica come una bevanda adatta per entrambi i sessi, benché più presente all’interno della vicenda narrata piuttosto che al suo inizio, come ad esempio accade in In nome di Dio- Il texano (The Three Godfathers, J. Ford, 1949), dove è appunto la moglie dello sceriffo a offrire qualcosa ai tre protagonisti di passaggio. Le eccezioni che contemplano donne che bevono alcolici non presentano mai questa situazione all’inizio della vicenda narrata ma al suo interno, come quando Kate, la donna di Doc in Sfida all’O.K. Corral si mostra volgarmente ubriaca, o come quando la signora Allshard beve assieme ad un ferito che deve fare ubriacare per potergli estrarre una freccia dal petto in I cavalieri del Nord Ovest, come quando la carovana dei mormoni trova il carro dei girovaghi con le donne ubriache perché a corto di acqua in La carovana dei Mormoni (Wagon Master, J. Ford, 1950), o come quando Feathers, la giocatrice innamorata dello sceriffo in Un dollaro d’onore si ubriaca perché presa dal panico. Appare evidente la tendenza del genere a strutturare le vicende narrate a partire da una situazione alcolica, da una bevuta occasionale o rituale fra uomini, che rimangono i veri protagonisti dell’epopea western, a suggellare amicizie spesso suscettibili di tradimento, come accade ad esempio in Vera Cruz (R. Aldrich, 1954).
Il regista che in una manciata di sequenze riesce a condensare le tre direttrici di significato del simbolo alimentare e a condensarle in un microcosmo cinematografico fortemente stilizzato e allo stesso tempo intriso di straordinario realismo è  John Ford, uno dei maggiori registi della storia del cinema che ci permette di trovare nella sua poetica una sterminata ricchezza di temi. Il film Sentieri selvaggi comincia all’interno di una casa colonica posta nelle ostili terre desertiche del selvaggio west. Il film si apre proprio con una visione di quelle terre e, per una volta, il titolo italiano dice qualcosa di interessante rispetto a quello originale. La landa monumentale vista con l’occhio della cinepresa dall’interno della scura casetta è il mondo ostile e caotico, contrapposto a quello rassicurante dell’abitazione, dove la vita degli uomini giusti è risolta emblematicamente, per ben tre volte nei primi quindici minuti, attorno alla tavola apparecchiata.  Curiosamente i cibi non sono visualizzati, aumentando l’impressione che la ritualità della tavola sia per Ford frontiera ed elemento simbolico preparatorio per il dramma che si sta per compiere. Le scene che sono immediatamente precedenti all’attacco degli indiani cattivi sono di quelle che si fissano una volta per tutte nella memoria dello spettatore, attraverso l’uso di un colore fortemente saturo, foriero di disastro imminente (rosso come pericolo), che inonda di luce crepuscolare il desco familiare e i volti contratti di chi ha capito l’arrivo della fine. Ford riesce a descrivere l’essenza della vita dei coloni, il conflitto insanabile con gli indiani e l’arrivo della morte attraverso la semplice raffigurazione della tavola apparecchiata.
Nella seconda parte del film, che racconta la ricerca di Debby da parte dello zio Ethan e del fratellastro di lei, Martin, l’azione si sposta proprio nel territorio degli indiani, la natura, il luogo del selvatico, e quando avviene l’incontro fra i protagonisti e la tribù che rapì Debby, le scene all’interno della tenda del capo Scout non sono caratterizzate da nessun elemento alimentare, di comunione, mentre gli indiani esibiscono una terribile collezione di scalpi ad aumentare il senso di ferocia, barbarie e minaccia che lo spettatore deve collegare a questo evento. Una riprova di questa idea è offerta dalle scene immediatamente precedenti e che si svolgono in una cantina messicana, dove Ethan trova un uomo onesto che finalmente lo condurrà dagli “odiosi” Comanche. Nella cantina è anche possibile mangiare e il giovane Martin, affamato, siede ad un tavolo in cucina, dove due donne gli servono un piatto di frijoles, mentre un fuoco arde sotto le pentole, ultimo baluardo di civiltà prima dello scontro finale. La donna che alimenta l’uomo è ancora presente nelle scene in cui i due protagonisti conducono con loro una donna indiana, sposata per equivoco da Martin durante un baratto in una riserva: la moglie viene subito educata a preparare e servire il caffè. A proposito di questa sequenza, bisogna ricordarne una di Colorado Territory: quando Colorado serve il pranzo ai banditi nascosti a Todos Santos, il regista la mostra intenta a preparare la razione di Wes con cura, attraverso la ripresa in dettaglio della tazza di caffè a cui aggiunge tre cucchiaini di zucchero bianco, confessione del suo amore per lui, che infatti fa ingelosire gli altri due.
Il tema della donna india o meticcia che deve essere in grado di nutrire l’uomo testimonia l’idea che l’assorbimento di questi soggetti da antropologici a sociali nella ricostruita storia americana del western avvenga anche in relazione alla loro capacità di essere funzione del nutrimento: in Stagecoach il vetturino della diligenza, alla partenza, immagina la sua famiglia, la moglie messicana, e il piatto di fagioli che le servirà; in El Dorado due dei protagonisti della vicenda, Cole e Mississippi, cenano a pagamento a casa di una donna messicana che serve loro cibi e bevande in stoviglie di terracotta. In tutta la parte di Sentieri Selvaggi che racconta la ricerca di Debby, durata alcuni anni, i due protagonisti devono fare i conti con la sete, e Ford illustra qui uno degli stratagemmi che bisogna mettere in atto se si vuole sopravvivere nel deserto: all’interno di una caverna Martin raccoglie in una borraccia l’acqua che stilla lentamente da una roccia. Una situazione simile è raffigurata da Ford in In nome di Dio, che racconta le vicende di tre ricercati che si sobbarcano la responsabilità di portare in salvo dal deserto un neonato trovato in un carro accanto alla madre morente.
L’acqua necessaria alla sopravvivenza è ricavata strizzando la polpa di alcuni cactus, mentre i tre banditi si misurano con il problema dell’alimentazione del neonato sciogliendo il latte condensato in scatola trovato nella valigia del corredo. Ford visualizza anche la poppata al biberon, modello fine Ottocento, mentre John Wayne commenta che il bebè “si è attaccato al latte come un ubriacone alla bottiglia di whisky”.
L’alcool è un elemento importantissimo nel cinema americano e nel western in particolare. Ford visualizza spesso situazioni in cui l’alcool assume valenze ora positive, ora negative. Se proprio in Sentieri selvaggi Ethan impedisce a Martin di bere tequila nella cantina messicana perché troppo giovane, il film che mette l’alcool al centro della vicenda narrata è Sfida infernale, che racconta le vicende del coraggioso sceriffo Earp a Tombstone e della sua amicizia con l’uomo più influente della città, “Doc” John Holliday, un ex medico alcolizzato, mentre la storia è in sintesi ancora una volta la contrapposizione fra bene e male, fra civiltà e bestialità, questa volta rappresentata dalla famiglia Clanton, ladri di bestiame e assassini spietati. Durante il primo incontro fra Wyatt e i Clanton il protagonista chiede informazioni sulla cittadina più vicina, dove la sera andrà a bersi una birra. Il vecchio Clanton risponde che una sola non basterà, poiché a Tombstone (tradizionalmente la città senza legge), sono tutti sempre “sbronzi e allegri”. Con l’arrivo dei fratelli Earp in città, Ford mette subito in luce l’eroismo di Wyatt che castiga un indiano ubriaco, e prefigura attraverso le parole del protagonista il tragico destino di un popolo che diventerà vittima dell’alcolismo. Anche l’incontro fra Wyatt e Doc è contrassegnato dall’alcool, dalla bevuta rituale di un bicchiere di champagne, bevanda quantomeno inusuale in un villaggio del selvaggio west, a connotare la natura raffinata, l’istruzione superiore ( il dottore è un amante, ad esempio, di Shakespeare), la conoscenza del mondo, il potere di Doc. In un’altra occasione Doc invita alla bevuta Wyatt, ma questi rifiuta, adducendo come scusa il fatto di avere appena terminato di mangiare. È un’affermazione curiosa questa, se pensiamo all’abitudine contemporanea dell’assunzione di alcolici a fine pasto per motivi digestivi, e fa supporre che il protagonista  riservi la bevuta a momenti rituali particolari, in cui si ricerchi l’effetto inebriante difficilmente raggiungibile con lo stomaco pieno: Ford attraverso il personaggio di Wyatt descrive l’aspetto dionisiaco della bevanda temperato dalla misura e dall’eccezionalità rituale dell’occasione. Il personaggio di Doc è assolutamente tragico e qualificato dall’alcolismo: quando Clementina arriva a Tombstone per raggiungere l’antico amore, viene scacciata malamente dal dottore, ormai tubercolotico, alcolizzato e legato ad una donna perduta. Anche se nulla all’interno del film lasci intendere che il fallimento dell’operazione di Doc a Chihuahua sia dovuto all’alcool, il disprezzo che Doc nutre per se stesso annunciando la morte della donna ci autorizza a collegare le due cose. Anche il vecchio Clanton, la notte che precede la sfida nel recinto, consiglia ai figli di “andarci piano” col bere. Il trattamento delle bevande alcoliche nel cinema di Ford è dunque fortemente moralista, e non deve sembrare una posizione scontata quella del regista, se paragoniamo la sua poetica a quella coeva del filone noir o al trattamento del medesimo tema all’interno del cinema western da parte di altri registi. Un altro film che tratta diffusamente di alcolismo in maniera moralistica è Un dollaro d’onore, una storia di legge e anarchia ma anche di affrancamento dalla schiavitù della bottiglia. Il dollaro in questione è quello che all’inizio della vicenda viene gettato a sfregio in una sputacchiera perché Dude, l’alcolista, lo raccolga. Il film diviene così il racconto di due storie parallele: quello di un arresto e quello del recupero dell’onore da parte dell’assistente dello sceriffo, mentre le sequenze che aprono la vicenda rimangono indimenticabili per la strana atmosfera che Hawks riesce a creare, attraverso la velocità del montaggio, l’assenza di dialoghi, l’eccesso di violenza diretta da tutti contro tutti, come quando Dude, annebbiato dall’alcool, immortalato in un’espressione ebete e posseduto da una reattività bestiale colpisce lo sceriffo, l’unico suo amico a Rio Bravo. Un altro film a cui è opportuno accennare in relazione al tema delle bevande alcoliche è Il mucchio selvaggio, che comincia con il racconto di una rapina in banca effettuata da un gruppo di banditi, mentre in città si sta svolgendo una manifestazione della “South Texas Temperance Union”. Subito dopo i titoli di testa, sopra le immagini di un gruppo di bambini che torturano degli scorpioni, risuona la voce del predicatore: “Non bere vino né forti bevande, né tu né i tuoi figli insieme a te, se non vuoi morire. Non guardare dentro il vino quando è purpureo, quando lascia il suo colore nella coppa e quando spuma come in una sorgente, se non vuoi che ti morda come un serpente o ti punga come uno scorpione. Pensaci. È scritto nella Bibbia”. Alle soglie degli anni settanta, momento di rinnovamento del cinema americano, questo film riprende uno dei luoghi comuni del genere da un nuovo punto di vista, mentre l’attenzione alla tipicità alimentare dei luoghi si evidenzia nella scelta di inserire il vino, prodotto praticamente assente all’interno dei film del filone degli anni quaranta e cinquanta, fra gli alimenti tipici del Messico e dei territori vicini, come accadrà nella seconda parte, dove alcuni membri della banda fanno un bagno nei tini della cantina del generale Mapache, costruita trecento anni prima dagli spagnoli. Questa presa di coscienza della varietà alimentare nel mondo americano del secolo XIX in opposizione alla retorica del cinema precedente ritorna in film come Butch Cassidy (Butch Cassidy and the Sundance Kid, G. R. Hill, 1969), dove i due banditi rifugiati in Colombia, fra una rapina e l’altra, si concedono cene in eleganti ristoranti, dove mangiano alla europea e sorseggiano calici di vino rosso.  
Anche l’alimentazione è presente in Sfida infernale, ora con valenze simboliche, ora come traccia di realismo. All’inizio del film, quando i quattro fratelli Earp sono ancora tutti vivi, l’unica sequenza che li mostra collegati in maniera articolata è quella della cena consumata sotto la luna, vicino alla mandria. Il momento alimentare si qualifica come quello privilegiato per raccontare l’unione familiare dei fratelli Earp. In queste sequenze il regista raffigura anche la ritualità alimentare dei cow boys, che dopo aver mangiato in scodelle di metallo le puliscono con la sabbia del deserto.
Il cuoco è il fratello più giovane, quello che morirà per primo subito dopo, ancora imberbe e appassionato di cucina, messo in relazione esplicita con la croce, un ciondolo che ha comprato per la fidanzata. C’è da fare una ulteriore osservazione riguardo a queste scene che mettono in sequenza la cena dei fratelli Earp e la morte del ragazzo. Il ritrovamento del cadavere di James avviene sotto una pioggia battente, e prima di mostrare il corpo senza vita Ford indugia sul paiolo ancora montato sopra il fuoco spento dall’acqua e sull’immagine delle stoviglie abbandonate. Nella seconda parte avviene qualcosa di simile a casa Clanton: mentre il vecchio mangia seduto a tavola con i suoi figli, arriva uno di questi, Billy, morente. Il regista decide di raffigurare la morte di James e di Billy subito dopo e durante una cena. Ancora, all’inizio del secondo tempo, Morgan descrive ai fratelli la colazione che ha appena consumato: “due dozzine di uova al lardo, soltanto”. Se da una parte l’affermazione connette l’appetito del personaggio alla sua superiorità fisica- Morgan è il solo dei tre fratelli di Wyatt che sopravviverà- in un mondo ancora connotato dall’anarchia e dall’incertezza sociale dove il potere e il comando sono sottomessi al diritto del più forte, d’altro canto la reazione di Virgil è quella di annunciare la sua intenzione di prendere un birroccio e andare a pregare sulla tomba del fratello. Ecco un primo esempio della tendenza del cinema di accostare immagini di cibo a sequenze di morte.  Il realismo di cui si diceva è evidente nella scena del teatro, dove una donna messicana vende agli spettatori cerveza e tortillas e nella sequenza che descrive l’arrivo di Clementina a Tombstone, in albergo, dove un avventore seduto al tavolo del ristorante ordina “un bel piatto di focacce con moltissima marmellata, una bistecca al sangue, due grosse fette di lardo e una tazzona di caffè”, mentre la donna attraversa la stanza scortata da Wyatt. In questo modo Ford, oltre a costruire un quadro realistico delle scelte alimentari dei personaggi connette simbolicamente Clementina e Wyatt alla tavola apparecchiata, ai cibi casalinghi, alla donna che serve il cibo all’uomo (come nel matrimonio tradizionale) e non ad esempio agli alcolici, che si trovano invece  in relazione con il personaggio di Chihuahua, cantante di saloon e donna dalla dubbia moralità che non riuscirà a sposare Doc. Quando Chihuahua viene rappresentata da Ford in relazione al cibo, una brocca di latte, lo spreca prima rovesciandolo addosso a Morgan e poi gettando il rimanente sul pavimento dell’albergo, creando una sensazione di incuria e sporcizia. Subito dopo entra nella stanza di Clementina, presentandosi come “la donna di Doc” e reggendo in mano la brocca inclinata e vuota. L’incompletezza femminile nel momento del confronto fra le due rivali viene così presentata da Ford in maniera più incisiva. Quando invece Clementina si reca al saloon per chiedere di John, lo incontra nella cucina, seduta al tavolo dove questi sta mangiando, inquadrata in una prospettiva che include i fornelli e una pentola fumante. Il primo pranzo condiviso fra Wyatt e Clementina infine è rappresentato con lo sceriffo in piedi, mentre trincia la carne, ufficio tradizionalmente maschile: possiamo accorpare anche questa immagine al gruppo di quelle che simbolicamente si riferiscono alla famiglia, alla tradizione, alla suddivisione dei ruolo domestici fra l’uomo e la donna.
Dall’analisi di un film così denso di situazioni alimentari si possono individuare due modi di raffigurazione e interpretazione: quello che connette il cibo alla visione fordiana  di civiltà e famiglia e quello che connette il gesto alimentare alla morte. Il cinema, come il mondo del sogno, ingloba l’idea di morte e la rielabora continuamente, dando origine ad una inaspettata efflorescenza di esempi, di cui l’ultima cena dei fratelli Earp o la tavola apparecchiata prima della strage in Sentieri selvaggi rappresentano soltanto due possibili punti di approdo.
Un altro film di John Ford che connette il cibo alla morte è L’uomo che uccise Liberty Valance. Ancora una volta Ford utilizza l’alimentazione per raffigurare il contesto sociale che sottende alla vicenda, mentre il tema della morte oltrepassa quello della storia narrata per farsi epitaffio di un mondo ( e di un cinema) scomparso. Se L’uomo che uccise Liberty Valance è un western, lo è nello spazio del flashback, nel racconto dell’anziano senatore che rende l’ultimo omaggio all’amico defunto, ed è interessante notare come la tecnica del flashback, praticamente inesistente nella produzione western vera propria di Ford, sia qui fondamentale per capire il senso dell’opera: l’epopea è tramontata e può vivere solo nel ricordo di quelli che furono i suoi protagonisti. La storia del giovane procuratore legale Ransom Stoddard che porta l’istruzione, la politica e il progresso a Shinbone, della sua amicizia e competizione con Tom Doniphon, è tutta accentrata nelle cucine di un ristorante dove Stoddard fa il lavapiatti.  Mentre Ford sembra divertirsi nel raffigurare con estremo realismo la cucina, il luogo della trasformazione degli alimenti, del nutrimento fisico diviene metafora del nutrimento spirituale, e della trasformazione della società. In altri film, altri esempi di sequenze di morte collegate con immagini di cibo: uno dei banditi in affari con il generale Mapache in Il mucchio selvaggio riconosce la sua donna di un tempo fra le braccia del militare, e la uccide mentre si trova seduta ad un tavolo del banchetto. In seguito, durante questo banchetto che in qualche maniera non ha mai fine, il corpo della donna viene portato in processione funebre attraverso le tavole apparecchiate, mentre le persone sedute cinicamente continuano a mangiare e a bere. Anche la strage finale è inserita nel medesimo contesto “conviviale”. In El Dorado l’entrata in scena di Mississippi avviene in una cantina messicana, e benché a nessun tavolo sia effettivamente presente del cibo, tutti gli avventori ordinano la cena invece che da bere, giusto un attimo prima di assistere ad un omicidio per vendetta. Subito dopo l’assassino e Cole, uno dei protagonisti, cambiano locale per riuscire finalmente a cenare. Nel film L’uomo dai sette capestri (The Life and Times of Judge Roy Bean, J. Huston, 1972) l’unica situazione alimentare è risolta in una sequenza di morte: il bizzarro pistolero albino che cerca di uccidere Bean  trova la morte durante una sparatoria in cui trova il tempo di mordere una cipolla cruda e ordinare di cucinargli il cavallo.
Huston raffigura un freak del selvaggio west a partire dalle sue caratteristiche fisiche e dalle scelte alimentari in conflitto con il senso comune. 
 Questa connotazione del personaggio che deve essere percepito come diverso attraverso le sue scelte alimentari è presente anche in Sentieri selvaggi, nella figura di Mosè, che rimane intoccato dagli indiani bellicosi perché considerato da quelli pazzo dopo averlo visto mangiare terra ed erba. Quando Jim e Judie, protagonisti di Il grande paese, si incontrano nella proprietà della donna, li vediamo parlare; subito dopo l’uomo restituisce un piatto vuoto a Judie, che gli ha offerto del cibo, e racconta una storia macabra, quella di un prigioniero gettato in mare dalla nave e parzialmente divorato dagli squali, mentre Judie evoca una scorreria di Comanche che seppellirono vivi dei bianchi in formicai di formiche rosse. In pratica da una situazione alimentare, quella del piatto mangiato da Jim e preparato da Judie, il regista ne innesca altre due, questa volta nel racconto delle due storie spaventose dove il destino degli uomini è quello di essere divorati dagli animali.
Ancora, in Il grande sentiero, ad un certo punto gli indiani incontrano alcuni cow boys e li salutano facendo i gesti inequivocabili di passarsi una mano sulla pancia e di mimare il gesto alimentare vero proprio, quello di portare l’altra mano alla bocca, ovvero chiedendo esplicitamente del cibo: per tutta risposta ottengono di essere crivellati da colpi di pistola.     
Ombre rosse, il primo western parlato di John Ford, malgrado lo svolgimento on the road dell’intera vicenda presenta al suo interno alcune situazioni alimentari, ancora una volta di tipo realistico e allo stesso tempo fortemente simbolico. Ogni volta che il viaggio viene interrotto per una sosta alle stazioni di posta Ford utilizza la tavola apparecchiata per descrivere la natura dei protagonisti, oltre che per connotare la tavola come luogo della civiltà contrapposta al territorio selvaggio e pericoloso che deve essere attraversato. Il primo pranzo è da ricordare per la resa spaziale dell’assegnazione dei posti a tavola, condizionati dalla moralità degli avventori. La signora perbene viene fatta accomodare lontano dalla prostituta, e in seguito quest’ultima non potrà bere allo stesso bicchiere della signora, mentre è il prigioniero Ringo ad accomodarsi accanto a Dallas, e Ford mostra solo loro due intenti a mangiare realisticamente la scodella di fagioli, così come dopo, sulla diligenza, berranno dalla stessa borraccia. Gli emarginati di un gruppo sociale sono uniti, ancor prima che dall’amore, dal gesto alimentare. Questo elemento descrittivo dei personaggi viene utilizzato da King Vidor in Duello al sole (Duel in the Sun, 1947), la storia di un’orfana meticcia raccolta nella casa di alcuni parenti ricchi, un melodrammatico mélange di erotismo e western. La diversità razziale di Perla, la protagonista, è sempre accentuata dal solitario gesto alimentare che la caratterizza. All’inizio del film incontra il cugino mentre sta mangiando un frutto, tutta sola; in seguito non riuscirà a partecipare alla cena in famiglia perché in ritardo e si accomoderà alla tavola apparecchiata da sola, per mangiare pane e marmellata. L’arrivo del cugino Lewt, con cui il gioco della seduzione la porterà ad avere una relazione destinata a finire male (si sfideranno a duello mortale), anticipa in chiave alimentare il conflitto che seguirà: siedono accanto ma il cibo andrà sprecato nel gesto aggressivo di Perla di strofinare sul volto dell’uomo la marmellata, come in un eco della famosa scena di Nemico pubblico (The Public Enemy, W. A. Wellman, 1931), dove James Cagney aggredisce con un pompelmo Mae Clarke. La sera della festa nel ranch, descritta attraverso un tripudio di carni arrostite e argenteria esibita in cortile, Perla non partecipa al banchetto, mentre altrove il regista dipinge una volta di più la sua diversità rispetto ai ricchi parenti bianchi mostrandola intenta a bere ad un ruscello, come un animale, assieme al suo cavallo.   
Questa connotazione dei personaggi attraverso il conflitto sociale-alimentare è raffigurato anche da Aldrich in Vera Cruz, eccentrico western ambientato in Messico ai tempi dell’imperatore Massimiliano, dove un gruppo di avventurieri scorta una carrozza imbottita d’oro con l’intenzione di depredarla.  
L’arrivo dei pistoleri al palazzo di Massimiliano è raccontato dal regista in chiave alimentare, segnando una linea di confine, una frontiera invalicabile fra i raffinati colonialisti tedeschi e il variegato gruppo di pistoleri che, completamente digiuni della buona creanza, bevono champagne dalle bottiglie sbrodolandosi i vestiti e mangiano con le mani unte tranci di carne ad un buffet elegantissimo, fra i volti inorriditi dei mitteleuropei.  In questo contesto il personaggio del colonnello sudista in cerca di una nuova vita si distingue per la sua cultura superiore: parla francese e mangia con la forchetta, unico fra i compagni, pietanze elaborate e colorate, mentre la competizione fra Erin e l’ufficiale tedesco trova nel gesto aggressivo di Lancaster di puntare un lungo osso di tacchino contro la giubba inamidata del tedesco anticipazione del gesto mortale nella seconda parte del film, quando lo infilzerà con una lancia durante uno scontro con i juaristi. Come il gesto di Perla contro il cugino, anche questo di Erin è riduzione simbolica, anticipazione onirica della scena di morte che seguirà. 
Occorre completare l’analisi del film Ombre rosse evidenziando alcune sequenze che utilizzano cibi e gesti alimentari in maniera realistica. Quando durante la seconda sosta il gruppo attende la nascita del bambino, Dallas è raffigurata in cucina, fra i peperoncini e le stoviglie appese al muro, intenta a preparare il caffè, macinando prima i chicchi e poi mescolando la polvere all’acqua bollente, secondo il procedimento conosciuto come “alla turca”. Alla puerpera viene invece preparato un brodo, alimento medicamentoso per eccellenza del passato, mentre il dottore alcolizzato e sempre ubriaco ritrova sobrietà bevendo molto caffè nero per vomitare. Una soluzione più drastica è rappresentata in El Dorado, quando Mississippi prepara una bevanda a base di pepe di Cayenna, mostarda forte, assa fetida, olio di ricino e polvere da sparo per curare lo sceriffo dal vizio di bere.
Se John Ford e la produzione western in generale indugiano preferibilmente nella rappresentazione di situazioni alimentari del gruppo sociale bianco, e secondariamente messicano, nel film Il grande sentiero la tavola apparecchiata mette in relazione diretta indiani e antagonisti, benché non sia previsto che gli indiani mangino, nella sequenza iniziale che illustra la preparazione di un banchetto che non si farà. Ford raffigura una pentola montata su un fuoco all’aperto, un grosso animale che arrostisce, un buffet all’estremità della scena e la protagonista accanto alla tavola apparecchiata, mentre i Cheyenne arrivano al forte per incontrare la commissione ministeriale. La disdetta dell’incontro fra i rappresentanti del governo e la tribù è rafforzata da Ford nelle sequenze che ci indicano che il cibo non sarà mangiato, e divengono allo stesso tempo simbolo di impermeabilità fra le due culture e della fame che indebolirà i Cheyenne.  La scarsa penetrazione della cultura alimentare indigena nella società americana è testimoniata in questo film, come in altri di J. Ford, dall’assenza di raffigurazioni esplicite, oltre a quelle di generiche pentole appese sul fuoco, del cui contenuto nulla sappiamo. Il grande sentiero è il tentativo fordiano di fare un film dalla parte degli indiani, mentre il giornalista che appare nella storia ci avverte ambiguamente che “d’ora in avanti dobbiamo rammaricarci per i nobili pellerossa… venderemo più copie in questa maniera”. Una rappresentazione più bella della cultura indiana è nel film I cavalieri del Nord Ovest, quando il capitano Brittles incontra il capo Pelle di Volpe, suo amico, che gli offre da fumare e qualche grano di sale da mangiare, invitandolo ad andare a caccia di bisonti insieme. L’uso del sale nel deserto è presente anche in I professionisti (The Professionals, R. Brooks, 1966), mentre il film che raffigura la cultura alimentare messicana in maniera più complessa è Il mucchio selvaggio, attraverso la rappresentazione delle cucine in muratura, la preparazione delle tortillas, l’arrostimento di capre, la diffusione del vino. La tendenza dominante del genere è quella però di assegnare solo ad alcuni alimenti il compito di simboleggiare la cucina messicana, attraverso il peperoncino (nel décor), i fagioli e la tortilla (nel piatto), la cerveza e la tequila (nel bicchiere). 
Nel film La carovana dei Mormoni, la storia di una migrazione attraverso il deserto fino a San Juan, il carico più prezioso è un carro di grano, con cui i coloni, una volta arrivati, faranno il raccolto per quelli che verranno. In questo film è possibile che i miti mormoni debbano offrire la cena ad una famiglia di banditi, a base di uova fritte in padella su un fuoco ricavato fra le pietre, con aggiunta “di pepe e tutti i peperoni che avete”, o che regalino del lardo ad un gruppo di sceriffi a caccia di quei banditi nascosti nei loro carri, ma non è possibile che mangino con gli indiani. La notte passata dai mormoni come ospiti nell’accampamento non contempla alcuna scena alimentare, mentre i due gruppi sociali sono uniti dal ballo. L’annullamento sistematico, lo sterminio della etnia indiana è confermato dal messaggio cinematografico, che priva gli indiani del cibo e della possibilità di mangiare insieme all’uomo bianco.
In questo contesto di riproduzione storica di un’epoca che aveva trovato  nel cinematografo il giusto mezzo espressivo della sua mitologia, i simboli che vengono usati per trasferire la storia nella leggenda sono di tipo epico, come nella figura sempre ricorrente dello straniero, dell’ospite che arriva in un luogo e a cui si deve offrire qualcosa, o sacrificale, come nelle soluzioni figurative che contemplano l’inserzione di teste di animali all’interno delle mura dei coloni, quasi una scomposizione astratta del totem indiano, imprigionato e ristrutturato dalla geometria delle quattro pareti, o dell’uso del teschio o delle corna per ornare una proprietà, un tipo di esibizione sacrificale già del resto presente nelle civiltà precolombiane del Messico, o religioso, nella ripetuta possibilità data allo spettatore di rivivere diegeticamente la scena, cristianamente primaria, dell’ultima cena.  
                                 
                                  
                                   
FILMOGRAFIA
Nemico pubblico (The Public Enemy), William A. Wellman, 1931.
Ombre rosse (Stagecoach), John Ford, 1939.
Sfida infernale (My Darling Clementine), John Ford, 1946.
Duello al sole (Duel in the Sun), King Vidor, 1947.
Il massacro di Fort Apache (Fort Apache), John Ford, 1948.
Gli amanti della città sepolta (Colorado Territory), Raoul Walsh, 1949.
I cavalieri del Nord Ovest (She Wore a Yellow Ribbon), John Ford, 1949.
In nome di Dio- Il texano (The Three Godfathers), John Ford, 1949. 
La carovana dei Mormoni (Wagon Master), John Ford, 1950.
Johnny Guitar, Nicholas Ray, 1954.
Vera Cruz, Robert Aldrich, 1954.
L’uomo di Laramie (The Man from Laramie), Anthony Mann, 1955.
Sentieri selvaggi (The Searchers), John Ford, 1956.
Sfida all’O.K. Corral (Gunfight at the O.K. Corral), John Sturges, 1957.
Il grande paese (The Big Country), William Wyler, 1958.
Un dollaro d’onore (Rio Bravo), Howard Hawks, 1959.
L’uomo che uccise Liberty Valance (The Man Who Shot Liberty Valance), John Ford, 1962.
Il grande sentiero (Cheyenne Autumn), John Ford, 1964.
I professionisti (The Professionals), Richard Brooks, 1966.
El Dorado, Howard Hawks, 1967.
Butch Cassidy (Butch Cassidy and the Sundance Kid), George Roy Hill, 1969.
Il mucchio selvaggio (The Wild Bunch), Sam Peckinpah, 1969.
L’uomo dai sette capestri (The Life and Times of Judge Roy Bean), John Huston, 1972.     
              
BIBLIOGRAFIA
Peter Bogdanovich, Il cinema secondo John Ford, Pratiche, Parma, 1990.
Marvin Harris, Buono da mangiare. Enigmi del gusto e consuetudini alimentari, Einaudi, Torino, 1990.
Aldo Viganò, Storia del cinema. Western in cento film, Le Mani, Recco, 1994.
Franco Ferrini, John Ford, Il Castoro, Milano, 1995.
Harvey A. Levenstein, I pericoli dell’abbondanza: cibo, salute e moralità nella storia americana, in Jean- Louis Flandrin e Massimo Montanari (a cura di), Storia dell’alimentazione, Laterza, Roma- Bari, 1996.


Fagioli neri e salsiccia calabrese con peperoni secchi

Ingredienti per due - tre persone

fagioli neri 250 gr
salsiccia calabrese 100 gr
una cipolla rossa
un peperone calabrese essiccato
olio extra vergine di oliva
sale

Mettere a bagno i fagioli per ventiquattro ore.
Scolare e mettere i fagioli in una pentola con acqua fredda su fuoco debole.
Dopo circa due ore saranno cotti. Salare e mettere da parte.
Tritare e soffriggere la cipolla in olio extravergine, aggiungere i fagioli, il peperone rosso e coprire con quattro mestoli della loro acqua di cottura.
Quando buona parte dell’acqua sarà stata assorbita aggiungere la salsiccia affettata e continuare a cuocere fin quando la pietanza avrà assunto un aspetto vagamente cremoso.



Black beans and calabrese sausage with sun dried pepper

dried black beans 250 gr
calabrese sausage 100 gr
a red onion
a sun dried pepper
extra virgin olive oil
salt

Soak beans for a day.
Drain and put the beans in a pan with cold water on a low flame.
After about two hours add salt and set aside the beans and their broth.
Chop the onion and sauté in oil, add cooked beans, red sun dried pepper and cover with four ladles of beans broth.
When most of the water will be absorbed add sliced sausage and continue to cook until creamy.

serves two or three

venerdì 17 giugno 2011

Insalata di farro con asparagi e gamberi


Recipe in English

Ingredienti per due persone (come piatto unico) o quattro persone (come antipasto)

farro 100 gr
asparagi 300 gr
gamberi 400 gr
scalogno 100 gr
sedano 50 gr
carote 50 gr
una foglia di alloro
mezzo bicchierino di brandy
farina un cucchiaio
olio extravergine di oliva
sale
pepe bianco
maionese

Tritare 50 gr di scalogno assieme alla carota e al sedano e soffriggere in un tegame con olio e alloro.
Aggiungere i gamberi e proseguire la cottura per qualche minuto, mescolando di tanto in tanto.
Sfumare con il brandy, lasciare asciugare e spegnere il fuoco.
Sgusciare i gamberi e conservare i gusci e le teste assieme all’intingolo nel tegame.
Aggiungere un cucchiaio di farina, coprire con acqua e cuocere fino a ridurre di circa la metà. Filtrare tutto attraverso un colino e mettere di nuovo sul fuoco, per addensare la salsa.

Lavare e tagliare gli asparagi a rondelle, scartando le parti più coriacee e lasciando intatte le cime.
Tritare altri cinquanta grammi di scalogno, metterli in un tegame con l’olio e gli asparagi. Salare e cuocere per dieci minuti.

Cuocere il farro in acqua bollente salata per circa 20 minuti. Scolare e lasciare raffreddare.

Preparare la maionese ai gamberi, combinando un cucchiaino di salsa per ogni cucchiaio di maionese.

Unire il farro con gli asparagi e i gamberi, completare con il pepe e servire con la maionese.

Farro salad with asparagus and prawns

farro 100 gr
asparagus 300 gr
prawns 400 gr
shallot 100 gr
celery 50 gr
carrot 50 gr
a bay leaf
brandy 20 ml
flour
extra virgin olive oil
salt
white pepper
mayonnaise

Chop 50 gr of shallot with celery and carrot, then sauté them in a saucepan with oil and the bay leaf.
Add the prawn and cook for a few minutes, stirring occasionally.
Add brandy, let evaporate it and turn off the flame.
Shell the prawns, set aside tails and put the shells and the heads on the stove with a tablespoon of flour.
Cover with water and cook until reduced by half.
Filter trough a colander and finish to cook until the sauce thicken.

Wash and slice asparagus, discarding the woody ends.
Chop 50 gr of shallot, put them in a saucepan with oil, asparagus and salt.
Cook for ten minutes, stirring occasionally.

Cook farro in salted boiling water for about twenty minutes. Drain and let cool.

Combine mayonnaise with prawn sauce, considering about a teaspoon of sauce for every tablespoon of mayo.

Combine farro with asparagus and prawns. Season with pepper and serve with the prawn mayonnaise.

Serves four as appetizer, two as main course

domenica 12 giugno 2011

Tortino salato con pomodorini e olive


Recipe in English

I tortini salati! Occhieggiano dalle foto dei libri di cucina, invitanti... le ricette finora provate però mi hanno sempre deluso :P
Nell’archivio segreto del Diario Gastronomico, dove ci sono anche le ricette che non hanno superato la prova dell’assaggio e che quindi non sono state pubblicate, un posto d’onore spetta sicuramente ai famosi muffins salati & affini, che tanto fanno impazzire le masse, mentre il mio palato, sdegnato, li rifiuta. Ma perché, mi sono chiesta?
Così ho scoperto che è il gusto del lievito chimico che proprio non mi piace!
Ho deciso quindi di provare a fare un (plum) cake salato con il lievito di birra. Il risultato? Un tortino perfettamente riuscito: umido, profumato, soffice... e senza quello sgradevole retrogusto chimico.

Ingredienti

farina 200 gr
latte 100 ml
olio extravergine di oliva 100 gr
lievito di birra 10 gr
quattro uova
pomodori datterini 250 gr
olive taggiasche denocciolate sottolio 40 gr
una manciata di basilico
parmigiano grattugiato 50 gr
sale e pepe


Tagliare a metà i pomodorini, svuotarli, salarli e metterli in forno a 100 gradi per circa quaranta minuti.
Sciogliere il lievito di birra nel latte tiepido.
Sbattere le uova con il sale, il pepe e l‘olio.
Impastare la farina con il latte e con le uova sbattute.
Lasciare lievitare per un’ora e mezzo.
Aggiungere il parmigiano grattugiato, i pomodorini, il basilico e le olive tagliati a pezzetti.
Versare il composto in uno stampo per plum cake di circa 20×12×6 cm, se necessario foderato di carta da forno bagnata e strizzata.
Lasciare lievitare un’altra ora.
Cuocere in forno a 180 gradi per 45 minuti.

Savory cake with cherry tomatoes and olives

flour 200 gr
milk 100 ml
extra virgin olive oil 100 gr
brewer’s yeast 10 gr
four eggs
cherry tomatoes 250 gr
taggiasca olives preserved in oil, pitted 40 gr
handful of basil
grated parmigiano 50 gr
salt and white pepper

Cut in half and scoop out the flesh from tomatoes, salt and put them in oven a 100 degrees for forty minutes.
Dissolve brewer’s yeast in lukewarm milk.
Beat eggs with salt, pepper and oil.
Dough the flour with milk and beaten eggs.
Let rise for an hour and a half.
Add grated parmigiano, tomatoes, olives and basil, chopped.
Pour the batter into a rectangular mold of 20 × 12 × 6 cm, lined, if necessary, with parchment paper wet and squeezed.
Let rise another hour.
Bake in oven a 180 degrees for 45 minutes.

martedì 7 giugno 2011

Ossobuco con carciofi


Recipe in English

Ingredienti per due persone

ossobuco due fette
quattro carciofi
una grossa cipolla
due gambi di sedano
una carota
trenta grammi di triplo concentrato di pomodoro
acqua calda 500 ml
olio extravergine di oliva
sale
farina

Tritare grossolanamente sedano, carota e cipolla.
Mondare i carciofi fino al cuore, raschiare i gambi e metterli da parte in una ciotola con acqua e succo di limone, per prevenire l’annerimento.
Infarinare le fette di carne e rosolarle brevemente in un tegame con olio.
Togliere la carne dal tegame e mettere a soffriggere il trito di carota, sedano e cipolla.
Quando le verdure saranno ammorbidite aggiungere il pomodoro, l’acqua, la carne e i carciofi affettati.
Aggiustare di sale e proseguire la cottura con il tegame quasi coperto fino a quando l’intingolo si sarà rappreso e la carne risulterà tenera.

Marrowbone with artichokes

marrowbone two slices
four artichokes
a large onion
two celery stalks
a carrot
tomato paste 30 gr
warm water 500 ml
extra virgin olive oil
salt
flour

Coarsely chop celery, onion and carrot.
Clean artichokes until hearts, scrape stalks and set aside in a bowl with water and lemon juice, to prevent blackening.
Flour the marrowbones and brown them briefly in a saucepan with oil.
Remove meat from saucepan and add chopped veggies.
Sauté veggies until soft, then add tomato paste, water, meat and sliced artichokes.
Season with salt and continue to cook almost covered until sauce thicken and marrowbones become soft.

Serves two

lunedì 30 maggio 2011

Streghe al timo e semi di papavero


Recipe in English

Questi crackers sembrano proprio le streghe bolognesi! Uniche concessioni al nuovo l’aggiunta di semi e erbe aromatiche, che ci stanno benissimo, e la sostituzione del tradizionale strutto con il più mediterraneo olio di oliva.

Ingredienti

farina 250 gr
lievito di birra 8 gr
acqua tiepida
sale mezzo cucchiaino
timo secco due cucchiai
oppure
semi di papavero un cucchiaio
olio extravergine di oliva 25 gr

Unire farina, sale, olio e timo (oppure semi di papavero).
Sciogliere il lievito in una ciotolina di acqua tiepida e aggiungerlo agli altri ingredienti.
Impastare bene, aggiungendo gradualmente altra acqua, fino a ottenere un impasto morbido.
Lasciare lievitare in una ciotola coperta con un po’ di pellicola per circa due ore.
Lavorare una piccola porzione di impasto alla volta, stendendolo con un mattarello e con l’aiuto di un po’ di farina fino ad ottenere una striscia di pasta molto sottile, da ritagliare con la rotella in forma di quadrati, rettangoli o rombi.
Infornare a 220 gradi per sei - sette minuti.
Le streghe devono risultare gonfie, dorate e croccanti.
Conservare in un contenitore ermetico.


Streghe with thyme and poppy seeds

Ingredients

flour 250 gr
brewer’s yeast 8 gr
lukewarm water
salt a half a teaspoon
dried thyme two tablespoon
or
poppy seeds a tablespoon
extra virgin olive oil 25 gr

Combine flour, salt, oil and thyme, or poppy seeds.
Dissolve yeast in little lukewarm water and combine with other ingredients.
Knead well, adding gradually other water, obtaining a soft knead.
Leave it to rest two hours in a bowl covered with plastic wrap.
Preheat the oven to 220°C.
On a floured surface, roll out a little dough at time, as thin as possible, and cut it in shape of squares or diamonds.
Bake for six - seven minutes or until golden and crispy.
Store in airtight container.