martedì 30 novembre 2010

Space food



Recipe in English

Per troppo tempo il cinema di fantascienza è stato considerato un genere minore dalla storia e dalla critica del cinema; al contrario, grandi registi vi si sono cimentati, con risultati che a volte superano il semplice racconto di una vicenda per entrare nel merito della riflessione filosofica sul destino dell’uomo. Il tema dell’alimentazione è spesso fondamentale nella struttura di alcune di queste opere e si può notare come divenga un rafforzativo per la definizione di umano sia sulla terra che nello spazio, e discriminante rispetto a ciò che umano non è, per essere meccanico, digitale, alieno o animale. Il film che mette in relazione in maniera più articolata alimentazione e science fiction è 2001: Odissea nello spazio (2001: A Space Odyssey, S. Kubrick, 1968), dove le vicende dei vari protagonisti appaiono sempre collegate all’atto del mangiare, e che si apre con una riflessione visiva sul passaggio dalla natura alla cultura. In effetti tutta la prima parte dell’opera si svolge durante l’alba dell’uomo, quando un gruppo di scimmie, dopo essere stato esposto ai poteri del misterioso monolita, abbandona il regime alimentare erbivoro per passare a quello carnivoro. Quando le scimmie antropoidi creano il primo utensile da un osso e capiscono che attraverso l’azione combinata all’oggetto possono sottomettere la natura, processo mentale espresso secondo il montaggio di immagini di animali erbivori che cadono sotto i colpi dei primati, la prima diretta conseguenza è il pasto a base di carne piuttosto che, come è stato detto, il primo omicidio. L’evidenza di questo quadro è suffragata anche dal contrappunto visivo che il regista crea fra le vicende delle scimmie e quelle di un felino predatore e dal passaggio immediato, giustamente famoso, dal passato al futuro, attraverso una ellissi temporale che nel movimento trasforma un osso in un mezzo spaziale. In questa nuova parte del film gli uomini sono i padroni dello spazio, ma il regista insiste sulla loro umanità di base, sul loro bisogno imprescindibile di alimentarsi. Così il dottor Floyd, funzionario della amministrazione spaziale americana, in viaggio su di uno shuttle diretto alla base lunare di Clavius, dove sono accaduti strani fatti, mangia il pasto erogato da una macchina offertogli da una hostess in assenza di gravità. Nel futuro immaginato da Kubrick gli uomini si nutrono di cibi semiliquidi, chiusi in appositi contenitori e succhiati attraverso alcune cannucce; solo i disegni sulle confezioni dei singoli omogeneizzati, stilizzati in un realismo infantile, creano l’illusione del pesce, delle carote, dei piselli, del mais. Dopo l’arrivo di Floyd su Clavius, durante lo spostamento verso il luogo di ritrovamento del monolita, il gruppo di astronauti mangia secondo la ritualità del pic-nic o della merenda consumata in viaggio: da un frigorifero portatile vengono presi alcuni panini, mentre da un thermos viene servito del caffè. Diciotto mesi dopo, una missione spaziale è diretta su Giove. A bordo dell’astronave, oltre a tre membri dell’equipaggio in stato di ibernazione vi sono anche David Bowman e Frank Poole, mentre il controllo totale della missione è affidato al calcolatore HAL 9000. Il regista sceglie di spiegare i luoghi e i fatti di questa vicenda all’interno del film attraverso l’escamotage dell’intervista televisiva ad HAL, e mentre il computer risponde alle domande postegli da un giornalista in collegamento satellitare dalla terra, i due astronauti sono intenti a mangiare. Abbiamo così l’impressione, attraverso l’uso del campo e del controcampo e dei riflessi sui molti schermi del calcolatore, che la macchina, pur pensante e parlante, sia qualcosa di molto diverso dagli uomini, che consumano il cibo davanti ai nostri occhi, lo ingoiano e lo digeriscono. Il rapporto fra HAL e i due astronauti, ma soprattutto la natura stessa di HAL, è esaltata quindi dal cibo che viene consumato dagli umani quando il calcolatore fa la sua entrata in scena. In seguito Frank riceve una videochiamata da parte della sua famiglia: l’umanità e i legami di sangue sono ancora simbolizzati da un cibo particolare, la torta di compleanno che i genitori hanno preparato per il figlio e che mangeranno sulla terra per festeggiarlo. La parte finale del film, che vede David compiere un viaggio psichedelico nello spazio, si conclude con alcune sequenze che ci mostrano l’uomo che atterra con il suo modulo spaziale in una stanza arredata in stile settecentesco. Qui il protagonista osserva un suo doppio, sempre più vecchio, prima consumare un pasto seduto ad un tavolo perfettamente apparecchiato, e poi steso nel letto di morte, prima della conclusione che circolarmente ripropone il monolita ed il mistero della vita. Se il primo motore della vicenda epica, l’odissea, è intimamente collegato alla lotta per la sopravvivenza di una specie e alla sua evoluzione, condizionate dal regime alimentare, le scene finali del film ci mostrano l’uomo civilizzato intento a mangiare, l’addomesticamento dell’alimentazione, la ritualità della tavola, e chiudono il film come il fiero pasto delle scimmie antropoidi lo aveva aperto.


Ingredienti

nasello 70 gr
piselli 100 gr
carote 100gr
mais 100 gr
patate 400 gr
4 scalogni
130 gr burro
brodo vegetale
sale
pepe bianco
zafferano
panna fresca


per due persone

Preparare la crema di nasello.
Far appassire uno scalogno in un po’ di burro, aggiungere il filetto di nasello e una patata tagliata a dadini. Cuocere a fuoco basso aggiungendo, se necessario, un po’ di brodo vegetale. Salare e pepare.

Preparare la crema di mais.
Tagliare una patata a dadini e cuocerla in acqua bollente per pochi minuti.
Soffriggere uno scalogno in un po’ di burro, aggiungere il mais e la patata bollita e lasciarli insaporire, aggiustando di sale e pepe. Completare con qualche pistillo di zafferano sciolto in poca acqua.

Preparare la crema di carote.
Tagliare a dadini carota e patata, cuocerle in acqua per dieci minuti.
Far appassire uno scalogno in un po’ di burro, aggiungere le verdure e rosolarle nel burro, aggiustando di sale e pepe.

Preparare la crema di piselli.
Scottare i piselli per pochi minuti in acqua bollente.
Soffriggere uno scalogno in un po’ di burro e unire quindi i piselli. Salare e pepare.

Omogeneizzare ogni preparazione frullandola assieme a qualche mestolo di brodo vegetale e passandola al setaccio.
Completare ogni crema con una cucchiaiata di panna fresca e altro pepe bianco.
Se le creme vengono servite in condizioni di gravità normali, accompagnare con crostini di pane fritto.

Con questa ricetta partecipo al contest di Cook and the City Ricette da Oscar


Space food

hake 70 gr
peas 100gr
carrots 100 gr
sweet corn 100 g
potatoes 400 gr
butter 130 gr
4 shallots
vegetable broth
salt
white pepper
saffron
fresh cream


serves two

Prepare the hake cream.
Sauté a shallot in a little butter, add the hake and the potato cut into cubes. Cook over low heat and, if necessary, add a bit of vegetable broth. Season with salt and pepper.

Prepare the sweet corn cream.
Cut the potato into cubes and cook in boiling water for a few minutes.
Sauté a shallot in a little butter, add the sweet corn and the boiled potato and cook, seasoning with salt and pepper. Complete with some saffron dissolved in little water.

Prepare the carrot cream.
Dice the carrots and the potatoes and cook them in water for ten minutes.
Sauté a shallot in a little butter, add the vegetables and brown them in butter. Season with salt and pepper.

Prepare the peas cream.
Blanch the peas in boiling water for a few minutes.
Sauté a shallot in a little butter and then add the peas. Season with salt and pepper.

Homogenize each preparation in a blender, helping with a ladle of vegetable broth and then pass the cream through a sieve.
Complete each cream with a spoonful of fresh cream and white pepper.
If the creams are served in normal gravity conditions, serve with fried croutons.

3 commenti:

  1. Tesoro... tu si che sei andata a scovare una ricetta ed un film speciali ed originali e li hai argomentati benissimo!
    anche io oggi ricetta per il contest! ben più semplice però! :)
    bravissima! come sempre ti ammiro!

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  2. Complimenti sia per la coppia film/regista che per la trasposizione culinaria. Un intro ampia e molto ben motivata che si fonde alla perfezione con i tuoi "bicchieri" colorati ^__^

    Bacio e buona serata
    diariodicucina.blogspot.com

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  3. Grazie Letiziando! E Terry naturalmente! ;)

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